Il punto dolente che abbiamo visto
L'automazione girava tutta tranne in un punto.
E il punto era sempre lo stesso: qualcuno che apriva un file solo per salvarlo in un altro formato.
È emerso prima nel nostro stesso lavoro di automazione, dentro l'operatività dei clienti. Costruivamo un flusso che andava dall'inizio alla fine da solo, e si inceppava su un passaggio banale: il sistema successivo non legge il formato generato da quello precedente. Ogni episodio preso da solo è rapido; quello che pesa è quanto spesso si ripresenta, ogni giorno.
La prima soluzione che abbiamo provato è quella che provano tutti: installare una suite per ufficio sul server e richiamarla da riga di comando. Funziona per un po'. Poi arriva l'aggiornamento che cambia l'impaginazione, il processo che si blocca tenendo un file aperto, il volume di fine mese che manda giù la macchina. Da lì in poi convertire file è diventato un'altra infrastruttura da tenere in piedi.
E c'è il costo silenzioso dell'errore di conversione. Quando si perde il font o la tabella si rompe, il documento arriva sbagliato al cliente. Il lavoro da rifare non è la conversione: è la telefonata per spiegare perché il contratto è uscito con la clausola fuori posto. È guardando questo che abbiamo deciso di scrivere il nostro.